Quando il poker non è più un gioco

Mi considero uno degli ultimi, in termini temporali, scopritori del texas hold’em. Benchè da decenni ormai esso sia più che conosciuto negli Stati Uniti, e nonostante l’esplosione generata da Chris Moneymaker nel 2003, solo nella primavera del 2009 mi sono avvicinato ad un tavolo verde.
Il Poker, da wikipedia definito come “famiglia di giochi di carte”, è entrato di soppiatto nella mia vita proprio come un gioco. Inizialmente come un gioco che, socialmente disprezzato in Italia, “tesseva la tela della rovina”. Decine sono i film ed i racconti che narrano le disavventure di giocatori rimasti in braghe di tela, contornati da bari, wisky, fumo e mignotte.
Un gioco da duri, da uomini, da gente che vive la strada, da individui disposti a rischiare tutti i loro averi in un incredibile bluff, e da abili lettori di tells e manipolatori.
Mi sono avvicinato con cautela, incuriosito, impaurito, maledettamente affascinato…
Una partita live in un circolo di golf, quando ancora si poteva. L’assessoredi paese, l’amico carabiniere, il venditore d’auto col logo Armani sul petto, il pensionato sposato col videopoker del bar sottocasa, il ragazzino spavaldo dalle punte ossigenate, l’utras col berretto di lana, il pusher di zona, il tamarro con l’oro e la separata dalla sigaretta sempre accesa ed il viso logoro di vita. Una meraviglia di umanità e “razze” stereotipate… e poi… e poi tante persone normali, che giocherellavano e bevevano un drink per passare una serata in compagnia, divertirsi, far quattro chiacchiere, e se la fortuna era dalla loro, vincere quattro soldi.
Da quel momento è stato tutto in salita: un nuovo mondo stava per apparire ai miei occhi, mentre continuavo ignaro a chiedermi se il full battesse il colore o viceversa!
Ad oggi il poker non è più uno sconosciuto. La strada è quella già tracciata da molti, la solita storia (tra quelle positive) di studio del THE, avvicinamento a forum e riviste, grinding, analisi post-sessione, gestione del bankroll, sogni… e tanto divertimento, perché in fondo il poker è soltanto un gioco!
Ma quando col poker si guadagna più che nelle 8 ore dietro una scrivania, quando grazie al poker si fanno tantissime amicizie vere e sincere, quando grazie al poker si inizia a dedicare tempo per scrivere articoli per riviste e portali di settore, quando grazie al poker si inizia ad essere riconosciuti e cercati, quando grazie al poker si crea una società con degli amici, un portale e un forum, quando grazie al poker si inizia ad insegnare agli altri un qualcosa che li aiuta a mangiare se licenziati dal lavoro, o anche solamente a pagarsi le ferie a cui avrebbero dovuto rinunciare, quando grazie al poker si può viaggiare, divertirsi, condividere momenti con le persone a cui si vuole bene, quando grazie al poker si hanno sogni da coltivare ed un presente tanto bello da volerlo vivere al massimo secondo per secondo…si può ancora dire che il poker è soltanto un gioco?!

A cuore aperto…